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Fine supporto Windows 10: cosa fare adesso, ad agosto 2026

Vecchio computer desktop come illustrazione per fine supporto Windows 10

Il supporto di Windows 10 è finito il 14 ottobre 2025. Oggi, 8 agosto 2026, ti restano quattro strade: l’aggiornamento gratuito a Windows 11, gli ESU gratuiti restando connesso con un account Microsoft, gli ESU a pagamento per tenerti l’account locale, oppure Windows 11 su una macchina idonea. Le due strade ESU finiscono tutte e due il 12 ottobre 2027.

E adesso la parte che fa innervosire. Un fisso del 2017 con 16 GB di RAM e un SSD montato tre anni fa si accende in dodici secondi e apre qualsiasi cosa senza fatica. Poi lanci il controllo di compatibilità e ti risponde di no. Non per la velocità: manca il TPM 2.0, un chip sulla scheda madre che la tua macchina non ha, oppure ha e tiene spento nel firmware. Il computer va benissimo. Non basta più.

Tutto quello che leggi qui sotto sugli ESU arriva dalla pagina ufficiale Microsoft sulla fine del supporto in italiano, consultata l’8 agosto 2026. Dove quella pagina non scrive una cifra, non la scrivo nemmeno io.

Fine supporto Windows 10: cosa significa davvero per il tuo PC

Il PC continua ad accendersi, e va detto subito, perché la parola “fine” fa immaginare una macchina che un lunedì mattina non parte più. Microsoft lo scrive in modo asciutto: la macchina resta accesa e funzionante, ma da quella data non arrivano più aggiornamenti di sistema, correzioni di sicurezza e assistenza tecnica. Il rischio non arriva con un avviso a schermo: si accumula. Non ti succede niente lunedì, e non ti succede niente nemmeno a marzo.

Cosa succede se non faccio niente?

Continui a lavorare e per parecchio tempo non noti nulla. Le applicazioni si aprono, la stampante stampa, il browser si aggiorna per conto suo. La domanda giusta non è “quando si rompe”, ma “cosa passa da questo computer”. Se ci passano l’home banking, lo SPID, la PEC e i file dei clienti, stai lasciando senza manutenzione lo strato che sta sotto a tutto il resto. Se ci passa solo un gestionale da officina che non ha mai visto una rete, il discorso cambia, e ci torno più avanti.

Sulla domanda “mi basta un buon antivirus?” Microsoft risponde di no e usa un’immagine sua: l’antivirus è la serratura, ma senza aggiornamenti di sicurezza continui il telaio della porta resta debole. Detta da chi ti vende il sistema nuovo è una risposta interessata. È anche corretta, però: Defender o un prodotto di terze parti riconoscono i file malevoli, non richiudono i buchi del sistema che ci sta sotto.

Una precisazione che sulla stessa pagina passa quasi inosservata. Le app di Microsoft 365 ricevono aggiornamenti di sicurezza su Windows 10 fino al 10 ottobre 2028, tre anni dopo la fine del supporto. Office 2021 e Office LTSC 2021 su Windows 10 funzionano ma non hanno più supporto, e su Windows 11 sono supportati fino a ottobre 2026: fra due mesi, mentre stai leggendo. Se pensavi a una copia perpetua di Office 2021 per tirare avanti, tienine conto: il confronto fra Office 365 e Office 2021 Professional Plus parte da qui.

Le quattro strade, e cosa costa davvero ciascuna

Le opzioni sono quattro. A distinguerle non è il prezzo, che in due casi su quattro è zero, ma quello che cedi in cambio e la data in cui la strada finisce.

StradaQuanto costaCosa cedi in cambioFino a quando
Aggiornamento gratuito a Windows 11, stessa edizioneZeroUn pomeriggio, e il PC deve risultare idoneoNessuna scadenza legata al 2027
ESU restando connesso con un account MicrosoftNessun costo aggiuntivoL’account locale: devi continuare ad accedere a Windows con quell’account12 ottobre 2027
ESU con acquisto una tantum, account locale conservato30 USD o l’equivalente in valuta locale, più le tasse applicabiliServe comunque un account Microsoft per l’acquisto, e la licenza resta legata a quello12 ottobre 2027
Windows 11 su una macchina idonea, installazione pulitaLa licenza: da noi Windows 11 Pro € 3,99, Windows 11 Home € 4,50Il tempo di reinstallare programmi e fileNessuna scadenza legata al 2027
Condizioni ESU dalla pagina Microsoft sulla fine del supporto per Windows 10, versione italiana, consultata l’8 agosto 2026. I prezzi delle licenze sono i nostri, verificati lo stesso giorno.

La prima riga è la più noiosa e per la maggior parte delle persone è quella giusta. Il passaggio da Windows 10 Home a Windows 11 Home, o da Windows 10 Pro a Windows 11 Pro, è gratuito: si controlla da Impostazioni, poi Privacy e sicurezza, poi Windows Update. Se il PC è idoneo, lì compare la proposta. Nessun codice da inserire, i programmi restano al loro posto. Se sei in questa situazione hai finito di leggere: fai un backup e aggiorna.

Windows 10 ESU: gratis, a pagamento e la questione dell’account Microsoft

Il programma Extended Security Updates, in italiano Aggiornamenti della sicurezza estesi, porta solo aggiornamenti di sicurezza critici e importanti. Niente funzionalità nuove, niente correzioni che non riguardino la sicurezza, niente assistenza tecnica, tranne l’aiuto per attivare la licenza ESU e installare gli aggiornamenti. È una flebo, non una cura. L’iscrizione passa da uno strumento integrato nelle impostazioni e funziona solo su Windows 10 versione 22H2: se hai rimandato gli aggiornamenti per anni, quello è il primo passo.

Windows 10 ESU è gratis?

Sì, a una condizione precisa. Se accedi già al PC con un account Microsoft ti iscrivi senza costi aggiuntivi, e la copertura vale finché continui ad accedere con quello stesso account. Se smetti, gli aggiornamenti ESU si interrompono dopo un certo periodo, fino a un massimo di 60 giorni, e per riprenderli devi iscriverti di nuovo. Non è una penale, è un interruttore.

Su un portatile che accendi tutti i giorni non ci pensi. Ma il secondo computer, quello del salotto acceso due volte al mese per stampare un modulo, è il candidato tipico agli ESU, e lì sessanta giorni passano senza che nessuno se ne accorga.

Si può avere l’ESU senza account Microsoft?

La risposta onesta è: non del tutto. Per iscriversi al programma ESU per utenti privati serve un account Microsoft, punto. Se accedi con un account locale il sistema te lo chiede e poi ti mette davanti a due scelte: restare connesso con quell’account e iscriverti senza costi aggiuntivi, oppure comprare la copia unica da 30 USD o l’equivalente in valuta locale, più le tasse applicabili, e continuare a usare il tuo account locale. La pagina italiana precisa che queste due modalità valgono per i clienti privati residenti nello Spazio economico europeo, Italia compresa: è la risposta a chi cerca “fine supporto Windows 10 Europa”.

Rileggi la seconda opzione, perché è il cuore della faccenda. Paghi per non dover restare connesso con un account Microsoft, ma per pagare devi comunque accedere con un account Microsoft, e la licenza ESU resta associata a quell’account in entrambi i casi. Non stai comprando l’assenza dell’account. Stai comprando il diritto di non usarlo tutti i giorni.

Se sia un buon affare dipende da te, e la nostra posizione qui è comoda: noi vendiamo licenze, non account. Il mio parere è questo. Chi tiene all’account locale per principio quella trentina di dollari la spende volentieri, e fa bene. Chi invece usa già OneDrive, Outlook e il telefono collegato al PC sta pagando un’astensione che nella pratica non fa.

Due dettagli spostano il calcolo. Una licenza ESU vale per un massimo di 10 dispositivi, numero curioso per un programma pensato per i privati: in una famiglia con il fisso e due portatili l’iscrizione si fa una volta sola. E ci si può iscrivere in qualsiasi momento fino alla chiusura del programma, ma gli aggiornamenti arrivano comunque solo fino al 12 ottobre 2027. Aspettare non allunga niente, accorcia.

Restano fuori i dispositivi gestiti da un’organizzazione o registrati a programmi di licenza aziendali: se il tuo portatile è aggiunto al dominio dello studio, il programma per privati non ti riguarda. E sulla parola “proroga” mi tengo largo: oggi la pagina Microsoft indica una data sola. Da qui al 12 ottobre 2027 sono poco più di quattordici mesi, contati sul calendario.

Il PC che si ferma sul TPM 2.0

Torniamo al fisso del 2017. Il controllo di compatibilità guarda cinque cose e la velocità non è fra queste.

Requisito minimoCosa vuol dire sulla tua macchina
Processore a 64 bit nell’elenco approvatoDopo il TPM è quello che boccia più computer: non conta quanto va veloce, conta il modello
4 GB di memoriaQualsiasi PC dell’ultimo decennio lo supera
64 GB di spazioIdem, tranne su certi portatili economici con memoria eMMC da 32 GB
UEFI con Secure BootSe il disco è ancora partizionato in MBR e il firmware è in modalità legacy, va sistemato prima
TPM 2.0Su Intel si chiama PTT, su AMD fTPM: spesso c’è già ed è solo disattivato nel firmware
Requisiti minimi di sistema per Windows 11 pubblicati da Microsoft, consultati l’8 agosto 2026.

Come faccio a sapere se il mio PC ha il TPM 2.0?

Premi Windows+R, scrivi tpm.msc e dai invio. Se la finestra dice che il TPM è pronto per l’uso, versione 2.0, ci sei. Se dice che non è stato trovato un TPM compatibile non è finita: su moltissime schede madri il modulo è integrato nel processore e arriva disattivato di fabbrica. Nel firmware la voce si chiama PTT sui sistemi Intel e fTPM su quelli AMD, di solito in un sottomenu della sicurezza. È un’operazione prevista e legittima, e su parecchie macchine trasforma un “non idoneo” in un “idoneo” senza spendere niente.

Se invece il processore non è nell’elenco approvato, la risposta è no e resta no. Girano da anni istruzioni per aggirare il controllo, e noi non te le diamo: il risultato è una macchina che formalmente ha il sistema nuovo e in pratica sta come prima, con in più il rischio che un aggiornamento la pianti a metà.

Una cosa a margine, che con il software non c’entra e conta lo stesso. Un fisso del 2017 acceso tutti i giorni ha una ventola con nove anni di polvere dentro e la pasta termica secca. Su macchine di quell’età la polvere fa più danni di un virus, e mezz’ora di aria compressa vale quanto una discussione sugli ESU.

Quando non devi fare niente e non devi comprare niente

Il PC del laboratorio che pilota un plotter o un vecchio strumento di misura, senza rete e senza posta, ha un profilo di rischio diverso dal portatile con cui fai i bonifici. Se non tocca internet, se non ci infili chiavette che girano fra clienti e fornitori e se il software che ci gira sopra non esiste per Windows 11, tenerlo su Windows 10 offline è una decisione ragionevole. Il rischio entra da dove entrano i dati.

Non comprare una licenza di Windows 11 sperando che risolva il problema del TPM: non lo risolve. La licenza è il permesso di usare il sistema, non un pezzo di hardware, e su una macchina non idonea l’installazione si blocca lo stesso. Verifica prima, compra dopo. Vale anche al contrario: se il PC è idoneo e hai già Windows 10 Pro regolare, l’aggiornamento a Windows 11 Pro non si paga.

E se stai per prendere un computer usato, guarda quel campo prima di tutti gli altri: un portatile del 2016 con Windows 10 preinstallato non è un affare, è lo stesso problema comprato di seconda mano.

Se invece una licenza ti serve davvero

Il caso in cui entriamo in gioco noi è uno solo: installazione pulita di Windows 11 su una macchina idonea che non ha una licenza propria valida. Un fisso assemblato, un computer recuperato senza sistema, un disco nuovo su cui riparti da zero. In tutti gli altri casi prova prima la strada gratuita.

Sulla scelta fra le due edizioni Microsoft è sintetica: Home è per l’uso personale e familiare, Pro aggiunge quello che serve in ambito professionale, cioè BitLocker, il Desktop remoto e l’aggiunta a un dominio. Se lavori in proprio con dati di clienti su un portatile che esce di casa, la cifratura del disco giustifica Pro da sola. Se il computer sta in salotto, Home fa tutto. Il ragionamento completo sta in quale edizione conviene fra Windows 11 Home e Pro.

Sulla legalità di una licenza comprata da un rivenditore come noi conviene essere precisi. La Corte di giustizia dell’Unione europea, causa UsedSoft GmbH contro Oracle International Corp., C-128/11, sentenza del 3 luglio 2012, ha stabilito che una licenza venduta per la prima volta nello Spazio economico europeo con il consenso del titolare può essere rivenduta, software scaricato compreso. Il primo acquirente deve rendere inutilizzabile la propria copia. La versione lunga sta in perché il software di seconda mano è legale in Europa.

Dopo l’installazione l’unico punto dove capita di incepparsi è l’attivazione, di solito perché si cambia edizione a metà strada: i casi tipici stanno nella guida per attivare Windows 11. Se invece stai ragionando sulla spesa, in come comprare Windows 11 Pro spendendo meno trovi cosa distingue una licenza in regola da un codice trovato in giro.

Cosa fare adesso, perché ottobre 2027 arriva prima di quanto credi

Anche chi sceglie gli ESU compra tempo, non una soluzione. Quattordici mesi passano in fretta, e la differenza fra farsi trovare pronti e farsi trovare di corsa si costruisce adesso, in un’ora scarsa.

  1. Controlla la versione: Windows+R, winver. Se non leggi 22H2, allo strumento di iscrizione agli ESU non ci arrivi nemmeno.
  2. Segnati su carta quale account Microsoft hai usato per iscriverti. La licenza resta legata a quello anche nella versione a pagamento.
  3. Fai il backup oggi, non nell’autunno 2027. E se hai BitLocker attivo, salva la chiave di ripristino da qualche parte che non sia il disco che stai cifrando.
  4. Metti un promemoria a primavera 2027 per decidere con calma. Una reinstallazione fatta un martedì sera è un’altra cosa rispetto alla stessa reinstallazione fatta il giorno in cui ti servono i file.

Sul terzo punto insisto, perché è quello che salta più spesso. Se il computer si guasta prima del 2027, e su una macchina di nove anni può succedere, i file non sono persi: un disco sano si legge da un altro computer con un adattatore da pochi euro. Ma un disco cifrato di cui non hai la chiave di ripristino è un mattone, e lo è anche un account Microsoft di cui non ricordi la password.

Un’ultima cosa per chi sta ancora guardando storto quel fisso del 2017. Il TPM serve a tenere le chiavi di cifratura fuori dalla portata del software: una scelta discutibile nei tempi, non nei motivi. Questo non rende la scelta più simpatica, lo capisco. Però cambia la domanda: non “come faccio a farlo passare”, ma “quanto tempo mi serve ancora da questa macchina, e quanto sono disposto a pagarlo”. Se la risposta è due anni, gli ESU non bastano. Se è sei mesi, la strada gratuita con l’account Microsoft chiude la questione stasera.

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